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Nasco a Roma nel 1983.
Non è una notte buia e tempestosa, solo le 16:20 del 13 gennaio, cosa che mi rende un capricorno ascendente cancro, nonché una che “Una paranoia al giorno, dopo i pasti, è salutare”.
Mi salvano quotidianamente venere ed eros in acquario.
Ho tutte le carte astrali per coniugare ambizione e sensibilità, concretezza e creatività (bisogna pur inventarsi qualcosa per sopravvivere), libertà, ironia e via discorrendo con le influenze positive per cui rendere grazie ai segni d’aria.

Considero i miei difetti pregi, altrimenti mi annoierei troppo.

Mi laureo, con somma felicità di mamma e nonna e con 110 e lode. In arti e scienze delle bruschette, o se preferite, dello spettacolo, dipende dai punti di vista. E comunque, era alla Sapienza di Roma. Faccio la babysitter guadagnando cifre che uno stagista sogna anche da sveglio: 700 euro. Rimpiangerò la cosa per anni a venire.
Studio recitazione e, già che ci sono, anche dizione con un grande mentore: la voce di Stanlio e il corpo di Enzo Garinei. Un’esperienza catartica.
Scrivo per A, RCS group, e mi sembra una gran figata, perché tutto comincia con una mia lettera di presentazione sullo stile di questa, per cui: “È impossibile che ti prendano se ti descrivi così, Sara”, mi aveva detto il mio ragazzo.
Lavoro per la tv, redazione, produzione, Tv 2000, Triangle-Mediaset, finché: “Basta con i lavori veri: facciamo la copywriter” mi dico, “Tanto mamma non capirà mai fino in fondo cosa significhi, la spaccerò per una roba serissima”.

Da allora sono passati due anni. Sulla soglia dei trenta, sono fiera di pensare ancora a cosa diventerò da grande, perché mi piace guardare molta parte del mondo con gli occhi di una bambina. Non disdegno, però, trasformarmi in una femmina, fare spesa su un tacco 13 e familiarizzare con il vizio.